Combatti la carie! – Parte seconda: Il biofilm

Combatti la carie! – Parte seconda: Il biofilm

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Nel cavo orale convivono più di 300 specie di batteri, responsabili della salute dei nostri denti e gengive.
Quali sono quelli “buoni” e quelli “cattivi”? Leggi l’articolo per scoprirlo!

Il cavo orale

Il cavo orale è un ambiente umido estremamente vario, in cui sono presenti mutevoli  condizioni chimico-fisiche.
La temperatura può variare sensibilmente, passando da sotto lo zero, nel caso di ingestione di cibi freddi, fino a 60 gradi. 
Il pH passa da valori acidi a basici nei diversi momenti della giornata e le condizioni di ossigeno variano a seconda delle zone.
In questo habitat numerose specie di batteri vivono colonizzando i denti, le gengive e le mucose di guance, labbra e lingua.
L’insieme dei batteri che vivono nel cavo orale viene definito microbiota.

Il biofilm

Il microbiota, in condizioni di salute, è rappresentato da specie che vivono in simbiosi (cioè che si associano per vivere) e specie antagoniste (che si contrastano, limitando la crescita reciproca).
Questo equilibrio permette ai batteri di vivere nell’ospite senza dare causare malattie.
Sui denti la popolazione del microbiota vive in un particolare stato di organizzazione detto biofilm: questo è formato da una serie di strati di batteri che aderiscono alle superficie dei denti.
La formazione del biofilm inizia con il costituirsi sopra lo smalto della pellicola acquisita, di derivazione salivare, che serve a proteggere i denti.
Successivamente i batteri rilasciano sostanze come proteine, polisaccaridi e materiale genetico, per costituire una matrice che si lega alla pellicola acquisita e che permette loro di aderire ai denti e di aggregarsi. 
In questa maniera si è costituito il biofilm; per i batteri organizzarsi in questa biopellicola  è una forma di difesa dagli agenti antibatterici, aumentando la loro sopravvivenza.
Il biofilm si disgrega e si riforma costantemente nel cavo orale, in seguito a manovre che cambiano le condizioni ambientali come bere, mangiare e spazzolare.

La prospettiva ecologica del biofilm

Secondo la teoria ecologica della placca il biofilm è formato da batteri commensali (cioè non dannosi) e patogeni (che hanno il potenziale di creare malattia).
Questo equilibrio non genera malattia ma, quando cambiano le condizioni e aumenta la parte patogena del biofilm, inizia il rischio di formazione carie.
L’aumento dei batteri “cattivi” porta a dissolvere la pellicola acquisita, iniziando le fasi di demineralizzazione dello smalto.
Se l’attacco acido dovesse continuare, il dente viene colpito dalla carie.

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Il tempo

Perchè il microbiota evolva in patogeno occorre una sua maturazione ed è strettamente legato al tempo.
Dopo le prime 16 – 24 ore il numero di batteri che formano il biofilm si stabilizza, ma cambia l’aspetto qualitativo.
Iniziano ad aumentare batteri anaerobi (cioè che vivono senza ossigeno) che producono acidi.
Questi batteri sono responsabili della carie e vengono definiti cariogeni. Quindi la pericolosità di un microbiota dovuta all’aumento dei batteri dannosi è legata al tempo di maturazione .

Batteri buoni e batteri cattivi

Diversi studi hanno cercato di isolare i batteri legati alla carie da quelli che la prevengono.
I cariogeni isolati sono principalmente la Veillonella, il Porphyromonas, la Granulicatella elegans, la Prevotella melaninogenica, i vari Haemophilus e lo Streptococcus mutans.
Quest’ultimo è ritenuto il più indicativo per valutare se il biofilm è cariogeno o meno, in quanto al suo aumentare aumenta notevolmente il rischio carie.
Fortunatamente esistono anche batteri “buoni”, associati alla mancanza di carie.
Tra i vari sono riconosciuti la Rothia aeria, il Corynebacterium matruchotii, l’ Actinomyces naeslundii, lo Streptococcus gordonii e lo Streptococcus Sanguinis.
Lo S. Sanguis è  stato riconosciuto come uno tra i più importanti antagonisti dello S. Mutans.
Un’alta presenza di questo batterio buono serve quindi a contrastare gli effetti negativi del principale responsabile della carie.
Bisogna, però, ricordare che al microbiota serve tempo per diventare dannoso.
Quindi anche se ci fosse un’ alta concentrazione di patogeni non è detto che insorga la carie.
Infatti questa può essere evitata con il controllo del biofilm.

Il controllo del biofilm

Il controllo del biofilm consiste nel disgregarlo prima che giunga a maturazione e favorire la presenza di batteri “buoni”.
Il metodo più semplice è lo spazzolamento insieme all’uso di scovolini e/o filo interdentale.
Lo spazzolamento deve essere praticato in maniera da asportare il biofilm batterico in tutte le zone del dente, come le pareti e i solchi, ed eseguito almeno due volte al giorno.
In questo modo si interviene prima che inizi la fase di maturazione (entro le 16 ore teoricamente necessarie).
Il dentifricio al fluoro, usato insieme allo spazzolino, aiuta a riparare i primi processi di demineralizzazione e aiuta a ricostituire la pellicola acquisita.

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Per migliorare lo spazzolamento si possono usare i rivelatori di placca, che colorano i residui di placca facilitando la rimozione.

Rilevatore di placca
Fonte: https://www.gceurope.com


Nei casi di alto rischio carie può essere eseguito un test salivare per determinare la presenza dello Streptococcus Mutans in bocca.

Test salivare
Fonte: https://www.gceurope.com/

La Clorexidina

Nei casi di rischio carie elevato, con presenza di lesioni multiple sui denti, si utilizza la clorexidina per cercare di eliminare i batteri cariogeni.
La clorexidina è un antibatterico che crea la morte dei batteri per rottura della membrana cellulare.
Ha un’azione ad ampio spettro, che causa danni sia alla parte commensale sia alla parte patogena del microbiota.
Questo aspetto, sul lungo periodo, può provocare svantaggi, in quanto non si ha un’azione selettiva.
Per questo si stanno cercando altre soluzioni, per un uso più frequente e meno rischioso della clorexidina.

Prospettive future

L’obiettivo di selezionare i tipi di batteri del microbiota per favorire quelli “buoni” è la sfida della moderna odontoiatria.
La difficoltà è dovuta alle numerose specie di batteri presenti nella bocca e alle loro interazioni.
L’arginina risulta essere tra le molecole più promettenti.
Questo amminoacido stimola i batteri buoni (Streptococcus Gordonii e lo Streptococcus Sanguinis) a produrre sostanze basiche.
Il rialzo del pH contrasta l’azione acida dei batteri patogeni e il rischio di danno ai denti.
Altri studi, invece, focalizzano l’attenzione su sostanze naturali come la propoli, il tè verde e le fragole.
Queste sostanze naturali contegono tannini, fenoli, flavonoidi e fluoro che contrastano la maturazione del microbiota e sono equiparabili come efficacia alla clorexidina.

Fonti:

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29969843

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5652857/

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26442950

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https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/26272266

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29354255

http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_88_ulterioriallegati_ulterioreallegato_5_alleg.pdf

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/31204391

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC5834367/